terça-feira, 26 de outubro de 2010

La Traduttrice volontaria

Quando Rosetta mi ha proposto di fare la traduttrice volontaria, ho accettato perché volevo mantenermi in contatto con il Brasile e perché mi interessava coltivare la conoscenza della lingua portoghese. Anni fa, infatti, in occasione degli studi per la tesi sono rimasta molto segnata dal mio viaggio in Brasile, dalle persone incontrate, la cui testimonianza mi ha letteralmente cambiato la vita.


In seguito mi sono affezionata ai bambini descritti nelle lettere. Un bambino non riesce a parlare, un altro deve imparare a condividere i giocattoli, un altro è un po’ troppo aggressivo … ho cominciato a ricordarmi di questi bambini nelle mie preghiere, a sperare di ricevere altre lettere che parlassero di loro, per conoscere gli sviluppi.


Mi affascina lo sguardo delle educatrici. Come fanno a guardare ogni singolo bambino come se fosse l’unico? Di ognuno conoscono i punti deboli e le doti. Verso ognuno si comportano in un modo speciale. Lo stesso sguardo si estende alla famiglia: una vive in una baracca piccola e poco ventilata, un’altra ha subito il crollo durante le piogge, un’altra è in difficoltà perché il figlio più grande si droga… le educatrici fanno compagnia non solo ai bambini, ma anche alle mamme e ai papà, al punto che parecchi genitori hanno cominciato a lavorare dentro le Opere educative.


Si percepisce che la scuola ci tiene particolarmente far fare ai bambini esperienze di bellezza. Come il progetto di far conoscere ai bambini i quadri di Monet e, attraverso questi, l’amore per la bellezza dei fiori e della natura. È bello che i bambini siano rimasti colpiti dalla foto di Monet da piccolo, perché hanno capito che dentro ogni bambino è nascosto un talento e che anche loro possono fare cose grandi.


Le lettere scritte personalmente dai ragazzi, quando crescono e sono in grado di scrivere da soli, lasciano trasparire la gioia di sentirsi guardati in quel modo. Tutti sono entusiasti degli educatori. Tutti parlano dei loro sogni nel cassetto con trepidazione e orgoglio.

Soprattutto, tutti sanno di avere un valore.


Io ho una figlia che adesso ha quattordici anni. Mi è capitato spesso di desiderare di avere su di lei quello stesso sguardo educativo. Ho imparato a guardare i suoi “difetti” come segni di una difficoltà, di una sofferenza, e a cogliere i punti di forza. Nei confronti di mio marito, dei miei colleghi e amici mi è capitato più di una volta di ricordare la pazienza delle educatrici delle Opere educative Mons. Giussani.


Lo scorso agosto sono andata a Belo Horizonte ed è stata un’esperienza indescrivibile. Cercavo di riconoscere le fisionomie dei bambini descritti nelle lettere, ma era impossibile: erano troppi. Non solo le maestre avevano quella attenzione che avevo imparato a conoscere, ma anche le segretarie, le cuoche, le donne delle pulizie… tornando a casa mi è venuta la voglia di curare di più la mia casa.


Ogni volta che Daniele o Cìcera mi chiedono di tradurre nuove lettere mi costringo a tradurne il più possibile. Non lo faccio più per esercitarmi nella lingua portoghese (anche se l’esercizio è servito). Lo faccio perché mi edifica ed edifica la mia famiglia e i miei rapporti di lavoro.

E poi, così, posso essere anch’io un po’ mamma di tutti questi bambini.

Silvana Capanni

segunda-feira, 4 de outubro de 2010

Inauguração do CENTRO ESPORTIVO PADRE VIRGILIO RESI – PROVIDÊNCIA

Caros amigos,

é com muita alegria que convidamos a todos para a inauguração do
CENTRO ESPORTIVO PADRE VIRGILIO RESI – PROVIDÊNCIA.
Será dia 15 de outubro (sexta-feira) às 16:00 horas à Rua Bertópolis, 459 – Bairro Providência (ao lado da Creche Dora Ribeiro).

Programação:

Celebração da Santa Missa
Inauguração – com a presença dos amigos da Associação Don Virgilio Resi
Apresentação das Crianças
Jogos (categorias infantil / juvenil)



quarta-feira, 29 de setembro de 2010

Tra i banchi delle favelas - tracce.it


Tra i banchi delle favelas
di Stefania Barbieri

29/09/2010 - Marco Aurelio insegna canto ai niños de rua.
Paolo fa lo stesso mestiere dall'altra parte del mondo, nelle aule italiane.
Diversi i metodi di insegnamento, identica la passione per gli alunni.
Bambini brasiliani in classe.


«I bambini hanno lo stesso bisogno ad ogni latitudine: quello di essere aiutati a conoscere la realtà da adulti che gliene fanno incontrare la positività. Il maestro custodisce il senso, il significato della positività del reale che ha ricevuto a sua volta: ciò che offre non è se stesso, ma attraverso se stesso rende esplicita la tradizione a cui appartiene».




Concludendo la prefazione al libro, Rosetta Brambilla ne offre la chiave di lettura: educare insegnando accade quando la lezione non è trasmettere una serie di contenuti, ma far incontrare a un altro ciò che appassiona e fa crescere, è mettersi in gioco nel rendere metodo, strada la propria esperienza. E accade così per questi due maestri di musica, uno brasiliano e l’altro italiano. Si incontrano solo nelle pagine di questo libro, non si sono mai visti prima, non si sono neppure mai parlati né scritti.





Marco Aurelio racconta le sue lezioni con uno stile che coinvolge il lettore: gli apre la porta delle classi, gli presenta i bambini, gli insegna le canzoni e i giochi. Contemporaneamente, con delicatezza, racconta della vita in favela, del desiderio di bellezza irriducibile che questi bimbi hanno; e poi di sé, di come si lascia cambiare dall’impatto con la realtà fino a mettere in discussione le proprie convinzioni sulla didattica della musica.





Paolo descrive in modo diverso e più sistematico il suo percorso, ne spiega le ragioni e i criteri che lo portano a certe scelte didattiche ed educative. In un certo senso tira le fila del racconto di Marco Aurelio parlando del proprio: diversi anche nel modo di comunicare...





Eppure hanno qualcosa in comune al di là della competenza musicale: guardano i bambini a cui insegnano con la medesima passione riconoscendo il positivo di ciascuno, accolgono con stupore la domanda che pongono, sanno guidare il cuore di ognuno allo scopo. È solo una coincidenza?





No, è il risultato dell’appartenenza alla compagnia orientata al destino che don Giussani ha vissuto e rende viva ora che permette al particolare di dare senso al tutto, per cui due musicisti laureati compiono il loro destino insegnando alla scuola dell’infanzia. Per questo è un libro per tutti.




MARCO AURELIO CARDOSO, PAOLO AMELIO
Come può il cielo avere tante stelle? Non è solo mezz’ora di canto
ITACAp. 100, € 10